s5 - Gesù è davvero esistito?
L'inizio della Settimana Santa nel cattolicesimo porta alla necessità di qualche approfondimento.
📨Questo è il quinto speciale della newsletter. Arriva al lunedì mattina, un po’ per cogliere l’occasione del calendario, un po’ per colmare un piccolo vuoto, dovuto a intoppi personali.
C’è un filo che collega passato e presente: capire il nostro tempo e noi stessi richiede anche un buon lavoro che parta dal passato. E capire qualcosa del passato è compito della storia, che, in questo, è sempre contemporanea.
Mi devo scusare con voi: la puntata della settimana non è uscita a causa della sommatoria degli impegni scolastici... e dell’influenza! Così, un po’ per compensare, ho preparato questo speciale.
Ieri è iniziata la Settimana Santa per la Chiesa cattolica. Le funzioni della Domenica delle palme, l’ultima prima di Pasqua, avvia il periodo più importante della vita cristiana, almeno nella declinazione cattolica.
Non c’è occasione migliore per fare un balzo indietro e provare a trattare le origini del cristianesimo sotto il profilo della storicità! Quindi, proviamo a rispondere: Gesù è davvero esistito? Cosa ne pensa la storia?
Questioni preliminari sulla storicità di Gesù
Dichiarazione spoiler d’apertura: sì, Gesù è davvero esistito. Questa è l’opinione (ampiamente) maggioritaria tra gli storici di questo secolo. Nelle prossime righe proverò raccontare cosa renda così solido, a oggi, questo consenso, ma prima è opportuno fare alcune precisazioni:
il Gesù di cui parliamo è il personaggio storico; la storia e gli storici non si occupano dell’aspetto teologico e/o divino, quindi non dibatteremo del suo essere davvero figlio di Dio, il suo essere risorto o nato da vergine, etc. Non è che non ci siano opinioni al riguardo: è che di questi aspetti la storia non se ne occupa e non è lo strumento per occuparsene!
l’opinione degli storici non è mai qualcosa di fisso o definitivo: si basa sulle fonti a disposizione e sulla loro interpretazione. È un meccanismo valido per qualunque argomento: in passato, con conoscenze differenti, ci sono state opinioni differenti. Non possiamo escludere che in futuro ci siano altri sviluppi. Quel che vi racconto è sempre un “a oggi”: nuove acquisizioni potrebbero cambiare tutto.
Va quindi affermato che la figura di Gesù è stata affrontata da molti storici con le stesse modalità con cui si approccia ogni altro argomento. Anche se questo approccio scientifico e metodologicamente razionale è iniziato solo attorno al ‘600, prosegue ancora oggi. Attraverso questi secoli ha vissuto pagine diverse ed estremamente interessanti, tanto che meriterebbe una puntata a sé, ma non è questo il giorno.
Risposte in breve
Era ancora tempo di Covid, con l’avvicinarsi della Pasqua, quando la Rai e Barbero produssero questo interessante video riassuntivo sulla questione. Lì trovate più o meno l’intera questione, riassunta in quattro minuti: è un’eccellente esempio di divulgazione della storia e chiarisce molto bene i punti fondamentali. Cercherò di espandere alcuni passaggi.
Gesù era un predicatore del giudaismo, vicino a Giovanni il battista e operante nei territori attorno a Gerusalemme nella prima parte del I secolo d.C. È morto attorno all’anno 30, crocifisso mentre governatore o prefetto romano di quel territorio era Ponzio Pilato. Attorno a lui si è formato celermente una forma di culto, legato alla sua predicazione: questa si caratterizzava per i forti connotati apocalittici e per una rilettura attualizzata della legge mosaica. La predicazione, poi, era accompagnata da insegnamenti attraverso espedienti narrativi e dal suo operato come guaritore.
Questo è, riassunto, il nucleo di quanto pensiamo di sapere sulla sua figura storica. Attorno a questi elementi, molto si dibatte. Anche sugli elementi stessi, tutto sommato, c’è discussione accademica, perché i diversi studiosi tendono magari a prediligere un aspetto sugli altri, a sottolineare certe questioni anziché le altre e via dicendo.
Tuttavia, a oggi sull’esistenza del personaggio storico non sembrano esserci dubbi.
Solidità e dubbi
Cosa ci fa essere così sicuri su questa affermazione? Dopotutto, non sarebbe possibile che Gesù sia solo un’invenzione dei cristiani, costruito appositamente per creare un nuovo culto? Si sarebbero accordati proprio nel I secolo, avrebbero scritto a tavolino una vicenda, organizzata la narrazione dei vangeli e diffuso la leggenda. Potrebbe essere mitico tanto quanto re Artù e Odisseo.
Giusto?
Beh, no.
Ci sono alcuni spunti che ci aiutano. Sono criteri metodologici, tipici della ricerca storica e testuale, che ci aiutano a orientarci; questi criteri non sono stati usati solo per Gesù, anzi, ma caratterizzano proprio l’impianto del metodo storico1.
La convergenza delle fonti indipendenti
Di Gesù ci sono attestazioni multiple anche da fonti tra loro indipendenti. È un elemento molto solido, perché autori diversi, che, secondo le ricostruzioni, non si sono vicendevolmente influenzati (“non si conoscono”, si dice in gergo) forniscono su di lui informazioni sostanzialmente compatibili. Le lettere paoline, ad esempio, non pensiamo fossero tutte note e tutti gli evangelisti, perché sono il frutto di comunità differenti. Lo stesso vale per le fonti non cristiane, che però sono più tarde: queste, tuttavia, sono cruciali, perché non citano mai elementi di fede, ma, in maniera molto asciutta, riferiscono tratti biografici alla luce degli sviluppi sociali e politici del movimento che afferisce al personaggio. Tacito parla dei suoi seguaci, così fa Svetonio; Giuseppe Flavio - al netto delle possibili interpolazioni - lo incasella nel suo spazio e tempo e così Giulio Africano, che raccoglie altre fonti. Nessuno dubita, tutti dibattono.
Attenzione: le fonti tra loro non sempre convergono e anche questo è un buon attestato di autenticità di fondo. Narrazioni artefatte tendono a essere molto uniformi, proprio perché costruite a tavolino; chi attesta una vicenda diretta, invece, spesso introduce elementi autonomi, differenti dagli altri. Ci troviamo, secondo gli studiosi specialisti, proprio in questo secondo campo.
Sitz im Leben: un personaggio nel suo contesto.
Un personaggio storico deve incastrarsi nel suo tempo, nel contesto storico e culturale a cui appartiene. Non può essere un alieno rispetto a società, cultura, geografia, lingua, etc. Gesù appare davvero come un ebreo della Galilea rurale del I secolo e lo appare sotto il profilo del suo muoversi nella società e nella religione giudaica - basti vedere le questioni legate alla legge mosaica, su purezza, sabato, etc - tanto che anche i problemi che solleva trovano riscontro anche in altri personaggi coevi.
Discontinuità e imbarazzo.
Questo è un criterio solitamente utilizzato anche per valutare i singoli elementi delle narrazioni evangeliche, ma sostiene anche la credibilità dell’esistenza storica di Gesù. Quando un elemento spicca troppo o, addirittura, sembra gettare una luce non ottimale sul soggetto narrato, beh, probabilmente è vera. Anzi: probabilmente è accaduto ben di peggio e il narratore si è dovuto arrendere, raccontando almeno qualcosa di queste stranezze perché troppo importanti per la vicenda stessa.
Non è un controsenso rispetto a quanto scritto prima, ma una sorta di corollario: nessuno è mai pienamente coerente, fino in fondo, con il mondo che lo circonda e neppure con sé stesso, tanto meno lo sono i racconti di terzi. La presenza di questi elementi depone fortemente a favore della genuinità delle narrazioni sulla figura di Gesù: una storia inventata sarebbe molto più coerente e molto meno imbarazzante.
Molti testimoni, nessuna contestazione.
Le vicende di Gesù sono presentate da diversi testimoni, tra loro indipendenti (già detto) e non ci sono voci coeve che dicano “Non è mai esistito!”. Eppure, le contestazioni ci sono, anche pesanti: accuse di magia, di sobillazione rivoluzionaria, di violazione delle norme cultuali… c’è davvero di tutto. Nessuna fonte del I secolo, però, ne mette mai in dubbio l’esistenza. Di lui si parla già pochi anni dopo la sua morte e in luoghi abbastanza diversi.
Sarebbe stato facile contestarlo, ma non accade.
Infine, l’economia.
Sostenere che Gesù - inteso nel suo nucleo storico prima individuato - sia esistito è molto più economico che immaginarne un’origine mitica. Cosa intendiamo qui con “economico”? Beh, che richiede fatica: ipotizzare una sorta di complotto, nato quando ancora molti dei co-protagonisti e degli spettatori erano ancora in vita e avrebbero potuto smentire tutto, richiede una combinazione di eventi e uno sforzo che rasentano l’impossibile. Ricordiamoci che viene citata più volte la sua famiglia, soprattutto sua madre, Maria, che gli sopravvive, e suo fratello Giacomo2. È un criterio storiografico impiegato anche in questioni più contemporanee, come le diatribe sull’allunaggio.
Molti silenzi
Perché, a parte le attestazioni molto note e di matrice giudaico-cristiana, non abbiamo molto altro attorno a Gesù? In particolare, perché non abbiamo documenti diretti o quasi, oggetti e via dicendo?
Dobbiamo qui ricordarci che stiamo parlando di un predicatore itinerante attivo alla periferia dell’Impero romano, nel I secolo d.C. Molte persone come lui sono esistite e di loro non sappiamo nulla: sarebbe sorprendente semmai il contrario.
Quel che l’archeologia ad esempio ci testimonia è che la fama di Gesù e la religione che dalla sua predicazione deriva si espandono rapidamente e raggiungono luoghi molto distanti tra loro in brevissimo tempo. Fin dalla metà del I secolo iniziamo a trovare tracce in Oriente, poi in altri luoghi dell’Impero. Non sono elementi che certifichino l’esistenza, ma combaciano molto bene con il quadro fin qui dipinto.
Credo sia evidente come queste riflessioni portino contributi importanti, ma non chiudano la questione. Nessuna di esse.
Certo, oggi la stragrande maggioranza degli storici non mette in dubbio l’esistenza di Gesù, ma tutti sono consapevoli di come questa affermazione sia - come tutte le acquisizioni - una posizione frutto delle nostre attuali conoscenze.
Inoltre, il dato religioso rende il terreno molto complesso: i pregiudizi, pro e contro, sono fortissimi e spesso nel dibattere pubblico vengono prese posizioni in base a convinzioni per nulla fondante sul metodo storico.
C’è chi nega a oltranza, come chi espande la storicità a eventi della vita di Gesù del tutto al di là del ruolo della storiografia: questi sono i due poli estremi, errori in cui si cade con molta facilità.
Il consiglio, qui, è l’equilibrio: basarsi sugli specialisti, leggerne diversi, confrontarsi. Davvero in questa puntata le fonti che vi lascio qui sotto saranno spunti importanti per proseguire e approfondire!
E ora, aprile…
Come anticipato la scorsa settimana, le puntate ordinarie di aprile saranno dedicate alla Resistenza. Inizieremo con una sorta di introduzione, in cui vi presenterò un po’ di letture, di varia estrazione, sul tema, e sarà un tema vasto, non limitato alla Resistenza contro l’occupazione nazi-fascista in Italia tra 1943 e 1945. Proveremo a spaziare.
Spero vi sorprenda.
Fonti di oggi
La letteratura sul Gesù storico è sterminata. Anche solo volendo prendere in esame i testi che si occupano della questione della sua esistenza, non basterebbe l’intera puntata per darvi un quadro mediamente completo!
Vi segnalo, allora, una serie di opere che potrebbero aiutarvi a orientarvi e ad approfondire le questioni correlate.
Jesus remembered, di James D.G. Dunn3
Il Gesù storico, di Gerd Thiessen e Annette Merz
Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico4, di John P. Meier
Gesù è davvero esistito? Un'inchiesta storica, di Bart Ehrman
Uno spazio speciale lo dedico a un volume a cui ho collaborato: Riattivare il Gesù storico, a cura di Piotr Zygulski e Federico Adinolfi. È il primo progetto cartaceo della redazione di Nipoti di Maritain e contiene un mio articolo, una riflessione sulla presentazione della figura storica di Gesù nella scuola italiana (sunto: praticamente non se ne parla).
Per un approccio divulgativo e introduttivo, ottima lettura è anche Inchiesta su Gesù, di Corrado Aiugias e Mauro Pesce.
Qualche consiglio
Su Substack circola roba buona, davvero buona.
Qui c’è un network di newsletter che si occupano di religione, religioni, sacro e dintorni, a cui La Buona storia si è unita:
📮 Sacro&Profano, di Lucandrea Massaro
☦️ Senza Mulini, di Elisa Belotti
⛪️ The God Gap, di Ilaria W. Biano - The God Gap
🎲 Giochi Sacri, di Simone Baldetti 🎮📿
🔥 Parole sante, di Sante Altizio
Qui, invece, racconti e frammenti dalla nostra scuola:
🎒 Com’è andata oggi a scuola?, di Lorenza Alessandri
🚌 Sommersi e salvati, di Sommersi e Salvati
Non va negato, tuttavia, che la ricerca sul Gesù storico abbia dato un enorme contributo proprio al consolidamento di questi metodi di ricerca. È perfettamente comprensibile: l’argomento è uno dei più diffusi e dibattuti, riguarda questioni che toccano milioni - miliardi! - di persone e organizzazioni millenarie e gigantesche, ne traggono spunto interi sistemi filosofici, i cui influssi giungono fino a noi… insomma, è una gran bella palestra per il metodo storico!
Sì, il termine è spesso inteso come cugino, un membro della famiglia allargata. Non entreremo qui in questo dibattito.
Di questo ho l’edizione inglese, prima parte della “saga” dedicata ai primi anni del cristianesimo Christianity in the making; la traduzione italiana, a cura di Paideia, ha frazionato il volume e il progetto.
L’opera comprende sei, corposi, volumi.




